COME SI CURAVANO GLI EGIZI?
Di: Patrizia Lo Ricco
Nell'Antico Egitto si potevano distinguere due diversi filoni della medicina: quella magico-religioso, legata alla cultura popolare, e quella empirico-razionale, basata sull'esperienza e l'osservazione. Le malattie più comuni , come quelle degli occhi e della cute venivano curate con il metodo empirico-razionale, perché facilmente "accessibili"; i disturbi, invece, in altre parti del corpo venivano curati da stregoni con magie ed incantesimi.
Durante la terza dinastia la figura del medico iniziò a differenziarsi da quella dello stregone e del sacerdote. Il primo medico egizio fu Imhotep, famoso anche come costruttore di piramidi e astrologo. La formazione del medico avveniva in lunghi anni all'interno di un tempio, dove l'individuo apprendeva l'arte dell'interrogazione del malato, della sua ispezione e della palpazione.
Le procedure operatorie comprendevano la pulizia delle ferite mediante cauterazione, ossia bruciatura con un ferro incandescente; catoplasmi, ovvero applicazione di impasti a base di sostanze varie direttamente sul corpo e suture, rudimentali tentativi di richiudere i lembi dei tagli. La riduzione di lussazioni e fratture avveniva con l'utilizzo di stecche.
Maggiori successi in campo terapeutico vennero raggiunti con i medicinali composti da estratti di piante, infatti era diffuso l'uso di lassativi come fichi, datteri ed olio di ricino; l'acido tannico, derivato dalla noce di galla, era considerato utile nel trattamento delle ustioni.
Sebbene gli Egizi praticassero l'imbalsamazione, la loro conoscenza dell'anatomia, era modesta e anche le procedure chirurgiche erano limitate: una pratica di antica tradizione e ancora largamente applicata era la trapanazione , ossia la perforazione del cranio allo scopo di curare cefalee e disturbi mentali.