IL FIGLIO DELLO SCRIBA

 

Di: Marco Verdiglione,  Luca Di Salvo, Francesco Ciaccia, Fabrizio Fischetto

Stefano Menegon, Davide De Matteo, Mattia Navone

 

Il nove novembre abbiamo avuto un incontro con un’egittologa, la quale ci ha raccontato di essersi innamorata già da piccola dell’Egitto. Vive sei mesi al Cairo e sei mesi in Italia.

L'Egitto è, secondo la dottoressa, una terra magica, un luogo che rifiuta i compromessi: o lo si ama in modo totale, o lo si odia. Non esiste via di mezzo.

Il lavoro di un archeologo è molto faticoso perché comporta sacrifici che a volte possono risultare inutili in quanto le ricerche non sempre si concludono nel migliore dei modi. Sembra quasi che gli antichi Egizi abbiano lanciato una sfida ai posteri, lasciando indicazioni enigmatiche, vergate su del fragile papiro che indicano la via per raggiungere e trovare le loro tombe.

Dopo averci spiegato ciò e mostrato alcune diapositive su una sua spedizione, ci ha raccontato  di aver esaminato una tavoletta dove era riportato un colloquio tra uno scriba e suo figlio.

“Guarda tuo padre  al lavoro : si siede nel tempio e non fa nessuna fatica. Guarda invece il contadino che a sera non riesce ad alzare la schiena più di quanto lo possa fare il suo asino e il fornaio che torna a casa con il viso talmente rosso che la moglie neppure lo riconosce”

Da questa iscrizione capiamo due cose: la prima è che la mentalità degli uomini abbienti della società egiziana non era molto differente da quella di oggi, nonostante siano trascorsi quasi quattromila anni; la seconda è che il lavoro e i soldi sono da sempre fondamentali.

“Studia, che è per il tuo futuro!”: questa è la frase che ognuno di noi si è sentito e si sente dire dai propri genitori.