GLI ORACOLI: SPECCHI DELLA VERITÀ O SPECCHI PER LE ALLODOLE?
Di: Federico Benenati, Andrea Brussino
Al giorno d’oggi è scontata l’assurdità che risiede nell’ipotesi di poter predire il futuro, ma nell’antichità non era così ovvio: molti personaggi illustri consultavano gli oracoli prima di rendere decisioni importanti, pertanto oggi non esiteremmo a definirli allocchi. Non sfugge a questo ”marchio” neppure Alessandro Magno. Già, proprio lui, un illuminato sovrano, si rivolse non a uno, bensì a tre oracoli, i tre più importanti del suo tempo: quello di Dodona, quello di Delfi e quello di Siwa. Ciò che desta maggiore stupore è però l’inverosimile modo in cui ciascuno di essi emetteva i suoi responsi. Il più strano (e antigienico!) era sicuramente quello di Dodona: qui, nelle notti di luna piena, alcuni sacerdoti dovevano affondare i piedi (che non potevano lavare per tutta la vita!) nel fango; poi, levate le braccia al cielo, si tramutavano simbolicamente in alberi ed erano in grado di interpretare il “significato” del rumore prodotto dalle foglie scosse dal vento. Mmm… scena familiare? Esatto: “Il Signore degli Anelli”. state pensando al sapiente Ent Barbalbero? Ebbene, l’impressione è fondata: Tolkien, infatti, aveva un amico archeologo che aveva condotto delle ricerche sull’oracolo di Dodona, dal quale trasse ispirazione per questo originalissimo personaggio. L’oracolo più famoso era comunque quello di Delfi, dove una fanciulla, la Pizia, si procurava uno stato di estasi sniffando vapore sulfureo
arricchito di erbe allucinogene. In questo modo iniziava a farneticare, ma veniva presa molto sul serio dai fantasiosi interpreti della… ehm… “volontà divina”. Tuttavia l’oracolo più importante e accreditato si trovava proprio a Siwa, all’interno del tempio del dio-Sole Amon-Ra: qui Alessandro, dopo aver viaggiato per giorni e giorni attraverso l’ostile deserto, in un’angusta stanza rivestita d’oro, solo, davanti all’imponente statua del dio, poté finalmente porre la domanda che lo tormentava tanto: “Filippo è il mio vero padre?”. Incredibile ma vero, una voce profonda e mistica echeggiò all’improvviso: “Siiiì…”. Miracolo? Macché! Non penserete davvero che quella voce provenisse dalla statua?!? Tutt’altro: arrivava sì da quella direzione, però da un’apertura posta dietro di essa, comunicante con una stanza attigua dove non si trovava affatto un dio, bensì un… sacerdote.