L’EGITTO : UN ARCOBALENO DI SIGNIFICATI
LA SIMBOLOGIA CROMATICA NELL’ANTICO EGITTO
Di. Giulia Pastore, Stefania Parisotto, Ilaria Petroni
Mercoledì 10 Novembre: ultimo incontro con l’archeologa Donatella Avanzo. Rivisitiamo, attraverso diapositive uniche e curiose spiegazioni, l’arte egizia. Nell’Antico Egitto sono state rinvenute nelle tombe reali e nelle piramidi impressionanti decorazioni dai toni vivi e ricchi di significato. La tecnica utilizzata dai pittori era quella detta “a tempera”. I pigmenti colorati, ridotti in polvere, erano diluiti in acqua alla quale era aggiunto un collante, albume d’uovo o gomma vegetale. Questa pittura, purtroppo, non ci è pervenuta intatta e con i colori originali, a causa del tempo trascorso e dei fenomeni naturali. I pittori usavano essenzialmente il rosso e il giallo, ottenuti dalla macinazione di un materiale abbondante in Egitto: l’argilla. Per ottenere l’azzurro, i pittori utilizzavano un minerale: l’azzurrite, ridotta in polvere. Per il verde si impiegavano diversi minerali derivati dal rame. Il nero era ottenuto dal nerofumo e per il bianco il pittore poteva scegliere se servirsi di gesso ridotto in polvere oppure, semplicemente, lasciare la superficie del colore della pietra, naturalmente bianca. Con questi colori di base lavorati con grande abilità, i pittori egizi seppero rendere tonalità molto fini. I colori non erano soltanto delle sfumature, delle nuances, ma vere e proprie espressioni di significato. Il rosso, ad esempio, era simbolo di violenza: la sua incandescenza rappresentava Ra, dio del sole. Il verde era il colore della vegetazione, della rinascita senza interruzione; il dio associato a questo colore era Osiris, che governava il regno dei morti. Il colore della terra, della rinascita e quindi della speranza era il nero, effigiato dal dio Anubis. L’aria, il cielo erano fusi con il dio Amon, il primo degli dei, in cui si mescolano anche il rosso e il blu. Il giallo rimandava all’oro, al disco solare e quindi alla dea Isis, la sposa esemplare e l’ocra, caratteristico del deserto del Giordano rammentava la dea Hathor. Infine le unghie laccate di bianco dei defunti indicavano la purezza. Gli artisti davano vita ad una società che i testi da soli sarebbero impotenti ad evocare con tale intensità. Queste immagini realistiche, certo, ma idealizzate non attendono che la frase magica che le farà rivivere… fino a quando le stelle brilleranno!