IL SIGNIFICATO TEOLOGICO DELLE ICONE CRISTOLOGICHE.
ANNUNCIAZIONE
Personaggi dell’icona: Maria Vergine e l’angelo Gabriele.
Elementi dell’icona: un giglio, una colomba, una luce in cielo (talora un vegliardo che rappresenta il Padre Eterno), un libro aperto, una clessidra.
Riferimenti biblici: Lc. 1,26-38.
Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l'angelo partì da lei.
Senso teologico dell’icona: anche se a prima vista non sembra, l’icona dell’Annunciazione è policentrica, essendo incentrata sia su Gesù, che su Maria (detto in linguaggio tecnico è cristologica più che mariana). Nella tradizione cattolica, infatti, si sottolinea sicuramente la funzione di Maria, che liberamente offre la propria vita al progetto di Dio annunziatole dall’angelo, ma è pur vero che questo “eccomi” di Maria, mette in moto il mistero di salvezza che Cristo viene ad operare. Non a caso tutta la serie di indizi, che il testo porta con sé, parlano di Maria, per farci capire chi è Gesù: innanzitutto la “verginità” di Maria (nell’icona rappresentata dal giglio bianco offerto ed accettato dalla madonna), che vuol significare l’inizio di un’umanità nuova: divina (perché ha Dio come padre) e umana, perché ha la donna Maria come madre. Questa umanità non è dunque segnata dal peccato e può quindi segnare un nuovo inizio, come indica il ribaltamento del nome della prima donna EVA, che detto al contrario forma AVE, le prime parole dell’angelo a Maria (nella traduzione latina del testo).
Ma l’Annunciazione rivela anche la dimensione trinitaria del Dio cristiano: per questo le icone raffigurano o almeno simboleggiano le tre persone divine: il Padre (come vecchio o come luce), lo Spirito Santo (in forma di colomba, richiamando il racconto del Battesimo di Gesù, di cui parleremo, in cui appare in questa forma; Cfr. Mt. 3,16; Mc. 1,10; Lc. 3,22; Gv. 1,32), e il Figlio, che non vediamo, ma sappiamo che s’incarna nel ventre della Vergine.
Nel testo biblico i riferimenti trinitari sono chiari: il Padre è colui che manda l’angelo (1,26), alludono a Lui le parole dell’angelo “il Signore è con te” (28), è presso di Lui che Maria “trovato grazia” (30). Il bambino che sta per nascere sarà, appunto, chiamato “Figlio dell’Altissimo” (31).
Ma tutto questo accadrà in seguito alla discesa dello Spirito Santo (35), che anche per questo viene chiamato colui che “dà la vita” nel Credo Cattolico. Spirito che si rende presente, secondo questo testo, con la “sua ombra” (ivi), che di fatto viene spesso raffigurata come tale nelle icone, che amano rappresentare la scena dell’Annunciazione avvolta in un’intima penombra. Anche l’ombra o la nube è un simbolo biblico dell’Antico Testamento per indicare la presenza di Dio (Cfr. ad esempio Es. 19,9).
Ma l’Annunciazione indica anche la realizzazione delle promesse fatte da Dio ad Israele, il bambino che sta per nascere, infatti, è l’atteso, il Messia a cui “il Signore darà il trono di Davide suo Padre” (32), realizzando così la promessa che Dio aveva fatto al grande re biblico: Cfr ad es, 2Sam 23,5. Questo particolare, spiega la presenza del libro aperto nell’icona dell’Annunciazione: è la Scrittura che si realizza, ed anche la clessidra, che indica che il tempo è giunto alla sua pinezza (Gal 4,4).
LA VISITAZIONE
Personaggi dell’icona: Maria Vergine e sua cugina Elisabetta.
Elementi dell’icona: le due donne sono raffigurate abbracciate o nell’atto di farlo. Talvolta sono presenti anche i rispettivi mariti: San Giuseppe e Simeone.
Riferimenti biblici: Lc. 1, 39-56.
In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore».
Allora Maria disse:
«L'anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l'umiltà della sua serva.
D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente
e Santo è il suo nome:
di generazione in generazione la sua misericordia
si stende su quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato a mani vuote i ricchi.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva promesso ai nostri padri,
ad Abramo e alla sua discendenza,
per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.
Senso teologico dell’icona: Come nell’icona precedente sembra che il Signore non ci sia, ed invece è il vero protagonista. Maria, nuova arca dell’Alleanza, che porta in sé il Salvatore, trasforma la sua disponibilità al servizio di Dio in servizio umano alla cugina incinta ed anziana. Va dunque in Giudea a trovarla e qui viene per la prima volta chiamata “Piena di Grazia” e “Madre del mio Signore”. Entrambi i titoli dicono qualcosa di Gesù: è Lui la “grazia” di cui Maria è stata ricolmata diventando madre di Dio.
Quest’immagine, quindi, allude al primo riconoscimento della maternità divina di Maria (e di conseguenza alla divinità del figlio suo). E ricorda alla memoria il “Magnificat”: uno dei più bei cantici poetici del Nuovo Testamento, che ricorre quotidianamente nella preghiera cristiana della Liturgia delle Ore.
ICONE DELLA NASCITA DI GESU’: NATIVITA’, ADORAZIONE DEI MAGI, PRESENTAZIONE AL TEMPIO.
Le due icone di cui parliamo rappresentano le due feste principali, attraverso le quali la trazione cristiana festeggia, e quindi rappresenta, la nascita del Salvatore. La prima, il classico “presepe” a cui siamo abituati, si collega alla tradizione latina e coincide con la nostra festa del Natale del 25 dicembre, l’altra a quella greca dell’”Epifania” (6 Gennaio), poi entrata a far parte anche del calendario liturgico romano.
Natività
Personaggi dell’icona: Gesù Bambino, Maria e Giuseppe, spesso anche i pastori in adorazione.
Elementi dell’icona: la capanna (o un simile ambiente povero), un bue ed un asino, una stella cometa. cori d’angeli.
Riferimenti biblici:
Mt. 1,24- 2,1
Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa, la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù. Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode.
Lc. 2, 1-20.
In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo. C'erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l'angelo disse loro: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia». E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama». Appena gli angeli si furono allontanati per tornare al cielo, i pastori dicevano fra loro: «Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere». Andarono dunque senz'indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore. I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro.
Adorazione dei Magi
Personaggi dell’icona: Maria con in braccio Gesù Bambino (a volte anche Giuseppe), tre personaggi vestiti in modo orientale (spesso differenziati per tratti somatici e definizione razziale), che recano al Signore dei doni e Lo adorano.
Elementi dell’icona: nessuno con valore teologico.
Riferimenti biblici:
Mt. 2,1-12.
Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: «Dov'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo». All'udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele». Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: «Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo». Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese.
Senso teologico delle icone: Com’è facile intuire leggendo i testi la prima icona dipende di fatto dal vangelo di Luca, mentre l’altra dipende da Matteo. Pur coincidendo sui dati essenziali, infatti, (in particolare sul fatto che il Galileo Gesù è nato a Betlemme, in piena Giudea a causa della sua discendenza davidica) i racconti hanno sottolineature diverse che bene si armonizzano con il discorso teologico complessivo, che il singolo evangelista porta avanti nel suo libro.
In entrambi i casi, però, il punto-chiave del racconto (quello che poi ha generato la festa e la sua icona) è il fatto che Gesù viene riconosciuto come elemento essenziale dell’azione di Dio: nella versione di Luca, perché i pastori ricevono l’annuncio che la “gloria nel cielo” è scesa sulla terra e, dopo averla trovata avvolta in fasce, se ne tornano alle greggi, lodando a loro volta Dio, per “tutto ciò che avevano visto e udito” nella tradizione di Matteo perché Gesù viene ADORATO dai magi: termine tecnico, che nella Bibbia si rivolge solo a Dio.
Ecco il punto: non solo nasce il Figlio di Dio, ma questo viene annunciato e riconosciuto come tale.
In particolare l’icona della nascita ha sempre avuto un grande successo nella tradizione occidentale: per Luca il racconto era tutto incentrato sul raccordo di gioia tra cielo e terra, che s’instaurava avendo Gesù come centro. Una gioia in particolare dei poveri (secondo una tradizione biblica sono i prediletti di Dio), primi destinatari e testimoni dell’avvenimento della salvezza. Ma il clamoroso successo dell’icona (soprattutto dal ‘500 in poi) è dovuta alla grande tensione spirituale, al pathos generato dalla contemplazione della nascita di un bimbo, che è anche Dio e che come tale viene adorato dai pastori, nei quali il popolo di Dio, povero come i pastori, amava identificarsi.
Viene così, via via crescendo quell’aura di mistica, dolce contemplazione del bimbo nato, in una specie di sospensione del tempo, una luce che brilla nella capanna tra le tenebre della notte, tema che traspare anche nella musica (e si può citare, tra i moltissimi possibili, la musica “Il riposo per il santo natale” in Fa maggiore RV 270 di Antonio Vivaldi (1678/1741) od il tradizionale “Quanno nascette Ninno” (da cui il celeberrimo “Tu scendi dalle stelle”) di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori (1696/1787). E’ interessante notare che è entrata a far parte di quest’iconografia anche la “stella cometa” (si può vedere, ad esempio, l’icona di Giotto agli Scrovegni di Padova), che, come tale, non esiste nei testi evagelici, mentre c’è la “stella” nel racconto di Matteo e non in quello di Luca. Il bue e l’asino, secondo un’antica interpretazione, risalente ai vangeli apocrifi, rappresentano rispettivamente il popolo ebraico ed i popoli pagani).
Molto più teologica è, invece, l’icona dell'Epifania, che mette l’accento sul fatto che il Signore nato viene riconosciuto, grazie al segno divino della stella, dai “sapienti dell’oriente, che affrontano il viaggio difficile fino a Betlemme per prostrasi ed adorare il “Re dei Giudei che è nato”. E’ il primo riconoscimento, proveniente da stranieri non ebrei, che da Israele è germogliato il Salvatore. I magi sono tradizionalmente tre, quanti i doni che portano al Bambino: il significato di questi è molto incerto, pare che l’oro e l’incenso accennino alla dignità regale e divina di Gesù, mentre la mirra (pianta amara) alluda alla passione ed ai contrasti che nasceranno dalla sua venuta (uno sta per realizzarsi: la “strage degli innocenti”, narrata da Matteo subito dopo quest’episodio).
Presentazione Di Gesu’ Al Tempio
Personaggi dell’icona: Maria Vergine e san Giuseppe; un vecchio sacerdote Simeone, e una vecchia profetessa, Anna.
Elementi dell’icona: l’azione si svolge nel Tempio di Gerusalemme, che viene di solito rappresentato come una chiesa, spesso Giuseppe ha in mano una gabbietta con un paio di colombi.
Riferimenti biblici: Lc. 2, 22-40.
Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore. Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d'Israele; lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore. Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, lo prese tra le braccia e benedisse Dio: «Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima». C'era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui.
Senso teologico dell’icona: E’ di nuovo un’icona di rivelazione, che ha il suo fulcro nelle parole di Simeone, che aveva ricevuto la promessa di vedere con i sui occhi il Messia atteso da Israele. Ma subito, seguendo uno schema narrativo tipico dei vangeli, ciò che avverrà dopo viene pre-svelato e la profezia del vecchio sacerdote, svela un destino di gloria e di pena: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima». E per inciso sottolineiamo che di nuovo, anche qui, il discorso sulla madre di Gesù, è uno squarcio di luce sulla verità del Figlio suo e di Dio.
Il clamoroso successo dell’icona, è legato però più alla pietà popolare, che al suo senso teologico: era infatti uso, nella chiesa pre conciliare, di fare il rito della purificazione descritto in questo brano, e quindi l’icona diventava uno specchio per i fedeli, che si trovavano a fare loro, ciò che già avevano fatto Maria e Giuseppe. L’offerta dei colombi, poi, indica che la coppia della Santa Famiglia è povera (se fossero stati ricchi avrebbero dovuto offrire due capretti): anche questo dettaglio avvicina la scena ai fedeli che la contemplano. Non è poi da dimenticare il particolare pathos di questa scena, che unisce un momento di festa, ancora legato alla nascita del Salvatore, con il preannuncio della Sua passione.
BATTESIMO NEL GIORDANO
Personaggi dell’icona: Gesù e Giovanni il Battista.
Elementi dell’icona: La scena si svolge nell’acqua del fiume Giordano, nel quale Gesù o entrambi i personaggi sono immersi. E’ tipico l’abbigliamento di Giovanni, che coincide con la descrizione evangelica, in particolare l’abito fatto di pelle di cammello. Spesso è presente un elemento (di solito una specie di striscione di carta pergamena chiamato tecnicamente “cartiglio” che reca la scritta “Ecce agnus Dei qui tollit peccata mundi” = “Ecco l’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo”). Quasi sempre le icone rappresentano il Battista che versa dell’acqua sul capo del Signore, il particolare è evidentemente antistorico, giacché quasi con certezza possiamo affermare che il lavacro con acqua fatto da Giovanni sia avvenuto per immersione: un bagno, insomma. Ma l’iconografia è invalsa per analogia con il battesimo cristiano dei bambini, che avviene (appunto) per infusione dell’acqua sul capo del catecumeno.
Riferimenti biblici:
Mc. 1, 2-11
Come è scritto nel profeta Isaia: Ecco, io mando il mio messaggero davanti a te,
egli ti preparerà la strada.
Voce di uno che grida nel deserto:
preparate la strada del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri,
si presentò Giovanni a battezzare nel deserto, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorreva a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, si cibava di locuste e miele selvatico e predicava: «Dopo di me viene uno che è più forte di me e al quale io non son degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzati con acqua, ma egli vi battezzerà con lo Spirito Santo». In quei giorni Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, uscendo dall'acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di lui come una colomba. E si sentì una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto».
Mt. 3, 1-17.
In quei giorni comparve Giovanni il Battista a predicare nel deserto della Giudea, dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli è colui che fu annunziato dal profeta Isaia quando disse:
Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!
Giovanni portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano locuste e miele selvatico. Allora accorrevano a lui da Gerusalemme, da tutta la Giudea e dalla zona adiacente il Giordano; e, confessando i loro peccati, si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano.
Vedendo però molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha suggerito di sottrarvi all'ira imminente? Fate dunque frutti degni di conversione, e non crediate di poter dire fra voi: Abbiamo Abramo per padre. Vi dico che Dio può far sorgere figli di Abramo da queste pietre. Già la scure è posta alla radice degli alberi: ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo con acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più potente di me e io non son degno neanche di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito santo e fuoco. Egli ha in mano il ventilabro, pulirà la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con un fuoco inestinguibile».
In quel tempo Gesù dalla Galilea andò al Giordano da Giovanni per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?». Ma Gesù gli disse: «Lascia fare per ora, poiché conviene che così adempiamo ogni giustizia». Allora Giovanni acconsentì. Appena battezzato, Gesù uscì dall'acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. Ed ecco una voce dal cielo che disse: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto».
Lc. 3, 1-23
Nell'anno decimoquinto dell'impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell'Idumèa e della Traconìtide, e Lisània tetrarca dell'Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio scese su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. Ed egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com'è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia:
Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni burrone sia riempito,
ogni monte e ogni colle sia abbassato;
i passi tortuosi siano diritti;
i luoghi impervi spianati.
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!
Diceva dunque alle folle che andavano a farsi battezzare da lui: «Razza di vipere, chi vi ha insegnato a sfuggire all'ira imminente? Fate dunque opere degne della conversione e non cominciate a dire in voi stessi: Abbiamo Abramo per padre! Perché io vi dico che Dio può far nascere figli ad Abramo anche da queste pietre. Anzi, la scure è già posta alla radice degli alberi; ogni albero che non porta buon frutto, sarà tagliato e buttato nel fuoco». Le folle lo interrogavano: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva: «Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha; e chi ha da mangiare, faccia altrettanto». Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare, e gli chiesero: «Maestro, che dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi che dobbiamo fare?». Rispose: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno, contentatevi delle vostre paghe». Poiché il popolo era in attesa e tutti si domandavano in cuor loro, riguardo a Giovanni, se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me, al quale io non son degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali: costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Egli ha in mano il ventilabro per ripulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel granaio; ma la pula, la brucerà con fuoco inestinguibile». Con molte altre esortazioni annunziava al popolo la buona novella.
Ma il tetrarca Erode, biasimato da lui a causa di Erodìade, moglie di suo fratello, e per tutte le scelleratezze che aveva commesso, aggiunse alle altre anche questa: fece rinchiudere Giovanni in prigione. Quando tutto il popolo fu battezzato e mentre Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e scese su di lui lo Spirito Santo in apparenza corporea, come di colomba, e vi fu una voce dal cielo: «Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto». Gesù quando incominciò il suo ministero aveva circa trent'anni
Gv 1, 19-34
E questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Chi sei tu?». Egli confessò e non negò, e confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Che cosa dunque? Sei Elia?». Rispose: «Non lo sono». «Sei tu il profeta?». Rispose: «No». Gli dissero dunque: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, come disse il profeta Isaia». Essi erano stati mandati da parte dei farisei. Lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque battezzi se tu non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo con acqua, ma in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, uno che viene dopo di me, al quale io non son degno di sciogliere il legaccio del sandalo». Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando. Il giorno dopo, Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui disse: «Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo! Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perché era prima di me. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con acqua perché egli fosse fatto conoscere a Israele». Giovanni rese testimonianza dicendo: «Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui. Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua mi aveva detto: L'uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo. E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio».
Senso teologico dell’icona: L’episodio sicuramente storico del battesimo di Gesù nel Giordano da parte di Giovanni Battista, è stato variamente interpretato in chiave teologica dalle prime comunità cristiane, dando origine alle quattro diverse testimonianze che abbiamo qui riportato. Anticamente fu un episodio importante ma difficile, e diede origine anche ad alcune importanti eresie cristologiche, la più celebre delle quali fu l’adozionismo, secondo cui Gesù sarebbe divenuto Figlio di Dio in seguito alla voce di Dio risuonata al Giordano. Ma la storia del cristianesimo, della sua spiritualità e della sua teologia sono lunghe e complesse e non è detto che ciò che crea problema nel 200 d. C. continui ad essere fonte di discussioni 1000 anni dopo. Anzi: in questo particolare caso si assistette ad una progressiva unificazione nell’interpretazione del fatto, che venne sempre più isolato dalle diverse tradizioni e, per così dire, trasformato in una sorta di episodio ad alta pregnanza cristologica: in particolare come l’episodio della vita di Gesù, nel quale meglio si coglie la dinamica trinitaria (Dio Padre, Figlio e Spirito Santo), in relazione ai significati principali al sacramento del battesimo: diventare Figli di Dio, ed avere rimessi i peccati (Gesù, infatti, viene pubblicamente chiamato “Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo”).
Per questa ragione: spiega chi è Dio, cos’è venuto a fare Gesù, e cosa succede nel battesimo, quest’icona è tra le più rappresentate dell’arte cristiana, soprattutto all’interno dei battisteri (edifici paleocristiani destinati al rito del battesimo) o in corrispondenza del fonte battesimale (sorta di catino, più o meno riccamente ornato, nel quale vengono battezzati i bambini).
In questo duplice senso, quindi, dobbiamo interpretare l’icona: in genere la Trinità è raffigurata in modo più o meno esplicito, ponendo in alto il Padre (raffigurato come vegliardo o come luce, ma anche con una mano che spunta dalle nuvole), lo Spirito Santo in forma di colomba, seguendo il racconto biblico di tutti quattro gli evangelisti.
Quanto a Gesù, in quest’icona si scatena di solito la fantasia dei pittori, che hanno l’occasione di cimentarsi con la rappresentazione di un corpo maschile nel fiore della maturità, che per la tradizione cristiana rappresenta “l’uomo perfetto”, quasi il paradigma dell’umanità. Da qui le rappresentazioni che spesso indulgono sui particolari anatomici del Signore, bello come “lo Sposo” di cui parla il Cantico dei Cantici (Cfr, ad es. il canto del corpo del “diletto” in Ct. 5, 11-16) ma anche il nuovo Testamento (sia in Paolo che in Giovanni) applicheranno questa categoria nunziale a Cristo (Cfr: Ef. 5, 29-32; Ap. 21, 2).
Ma è anche presente una tradizione iconografica che rappresenta Cristo battezzato con tratti tragici, gli occhi bassi, il viso assorto e meditabondo: in questa linea interpretativa si vuole sottolineare che Gesù, al Giordano, assume, accetta e fa proprio il Disegno di Dio suo padre di salvare il mondo attraverso il suo sacrificio (simbolica dell’agnello).
Infine, anche se in secondo piano, la figura di Giovanni ha un valore fondamentale il quest’icona: lui è infatti l’ultimo dei “profeti d’Israele”. Quello che ha ricevuto da Dio, non solo il compito di annunciare la venuta del Messia, ma di riconoscerlo ed indicarlo definitivamente al mondo. Per questo, almeno nella versione di Luca, la morte di Giovanni apre la missione del Signore Gesù (e per questo, anche se ciò non ha fondamento teologico) Giovanni il Battista è diventato patrono dei condannati a morte: lui che è morto decapitato per mano di Erode.
CROCIFISSIONE
Personaggi dell’icona:. Gesù crocifisso (sempre), (spesso) la Madonna e l’apostolo Giovanni, (talora) due ladroni crocifissi a destra ed a sinistra del Signore.
Elementi dell’icona: E praticamente sempre presente un cartiglio con la scritta INRI (acrostico per Iesus Nazarenus Rex Iudeorum = Gesù Nazareno Re dei Giudei), molto spesso ai piedi della croce è dipinto un teschio. Con maggiore o minore frequenza possono apparire altri personaggi: soldati, militi a cavallo, folla di persone che guardano la scena. L’ambiente è di solito una collina e spesso sullo sfondo compare la città di Gerusalemme. Non infrequente l’inserimento di personaggi a storici nella scena: principalmente offerenti (chi ha commissionato il quadro) in preghiera, santi e santE in adorazione della croce. Specie in icone tardo medioevali compaiono angeli che piangono la morte di Cristo e a volte ne raccolgono il sangue in un calice.
Riferimenti biblici:
Mc 15, 20-47
Dopo averlo schernito, lo spogliarono della porpora e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo. Allora costrinsero un tale che passava, un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e Rufo, a portare la croce. Condussero dunque Gesù al luogo del Gòlgota, che significa luogo del cranio, e gli offrirono vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese. Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse quello che ciascuno dovesse prendere. Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. E l'iscrizione con il motivo della condanna diceva: Il re dei Giudei. Con lui crocifissero anche due ladroni, uno alla sua destra e uno alla sinistra. I passanti lo insultavano e, scuotendo il capo, esclamavano: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo riedifichi in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!». Ugualmente anche i sommi sacerdoti con gli scribi, facendosi beffe di lui, dicevano: «Ha salvato altri, non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d'Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.
Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Alle tre Gesù gridò con voce forte: Eloì, Eloì, lemà sabactàni?, che significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Alcuni dei presenti, udito ciò, dicevano: «Ecco, chiama Elia!». Uno corse a inzuppare di aceto una spugna e, postala su una canna, gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a toglierlo dalla croce». Ma Gesù, dando un forte grido, spirò.
Il velo del tempio si squarciò in due, dall'alto in basso. Allora il centurione che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo, disse: «Veramente quest'uomo era Figlio di Dio!». C'erano anche alcune donne, che stavano ad osservare da lontano, tra le quali Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses, e Salome, che lo seguivano e servivano quando era ancora in Galilea, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme. Sopraggiunta ormai la sera, poiché era la Parascève, cioè la vigilia del sabato, Giuseppe d'Arimatèa, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anche lui il regno di Dio, andò coraggiosamente da Pilato per chiedere il corpo di Gesù. Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, lo interrogò se fosse morto da tempo. Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe.
Egli allora, comprato un lenzuolo, lo calò giù dalla croce e, avvoltolo nel lenzuolo, lo depose in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare un masso contro l'entrata del sepolcro. Intanto Maria di Màgdala e Maria madre di Ioses stavano ad osservare dove veniva deposto.
Mt. 27, 31-61.
Dopo averlo così schernito, lo spogliarono del mantello, gli fecero indossare i suoi vestiti e lo portarono via per crocifiggerlo. Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a prender su la croce di lui. Giunti a un luogo detto Gòlgota, che significa luogo del cranio, gli diedero da bere vino mescolato con fiele; ma egli, assaggiatolo, non ne volle bere. Dopo averlo quindi crocifisso, si spartirono le sue vesti tirandole a sorte. E sedutisi, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo, posero la motivazione scritta della sua condanna: «Questi è Gesù, il re dei Giudei». Insieme con lui furono crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra. E quelli che passavano di là lo insultavano scuotendo il capo e dicendo: «Tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso! Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!». Anche i sommi sacerdoti con gli scribi e gli anziani lo schernivano: «Ha salvato gli altri, non può salvare se stesso. È il re d'Israele, scenda ora dalla croce e gli crederemo. Ha confidato in Dio; lo liberi lui ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: Sono Figlio di Dio!». Anche i ladroni crocifissi con lui lo oltraggiavano allo stesso modo.
Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la terra. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna e, imbevutala di aceto, la fissò su una canna e così gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia, vediamo se viene Elia a salvarlo!». E Gesù, emesso un alto grido, spirò. Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono. E uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti.
Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, sentito il terremoto e visto quel che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!».
C'erano anche là molte donne che stavano a osservare da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra costoro Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedèo.
Venuta la sera giunse un uomo ricco di Arimatèa, chiamato Giuseppe, il quale era diventato anche lui discepolo di Gesù. Egli andò da Pilato e gli chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato ordinò che gli fosse consegnato. Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo e lo depose nella sua tomba nuova, che si era fatta scavare nella roccia; rotolata poi una gran pietra sulla porta del sepolcro, se ne andò. Erano lì, davanti al sepolcro, Maria di Màgdala e l'altra Maria.
Lc. 23, 26-55
Mentre lo conducevano via, presero un certo Simone di Cirène che veniva dalla campagna e gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù. Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso le donne, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: Beate le sterili e i grembi che non hanno generato e le mammelle che non hanno allattato. Allora cominceranno a dire ai monti: Cadete su di noi!e ai colli: Copriteci! Perché se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?».
Venivano condotti insieme con lui anche due malfattori per essere giustiziati. Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra. Gesù diceva: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno». Dopo essersi poi divise le sue vesti, le tirarono a sorte. Il popolo stava a vedere, i capi invece lo schernivano dicendo: «Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto». Anche i soldati lo schernivano, e gli si accostavano per porgergli dell'aceto, e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». C'era anche una scritta, sopra il suo capo: Questi è il re dei Giudei. Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!». Ma l'altro lo rimproverava: «Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male». E aggiunse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso».
Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo spirò. Visto ciò che era accaduto, il centurione glorificava Dio: «Veramente quest'uomo era giusto». Anche tutte le folle che erano accorse a questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornavano percuotendosi il petto. Tutti i suoi conoscenti assistevano da lontano e così le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, osservando questi avvenimenti.
C'era un uomo di nome Giuseppe, membro del sinedrio, persona buona e giusta. Non aveva aderito alla decisione e all'operato degli altri. Egli era di Arimatèa, una città dei Giudei, e aspettava il regno di Dio. Si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Lo calò dalla croce, lo avvolse in un lenzuolo e lo depose in una tomba scavata nella roccia, nella quale nessuno era stato ancora deposto. Era il giorno della parascève e già splendevano le luci del sabato. Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe; esse osservarono la tomba e come era stato deposto il corpo di Gesù,
Gv. 19, 17-42.
Essi allora presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio, detto in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall'altra, e Gesù nel mezzo. Pilato compose anche l'iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove fu crocifisso Gesù era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I sommi sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: il re dei Giudei, ma che egli ha detto: Io sono il re dei Giudei». Rispose Pilato: «Ciò che ho scritto, ho scritto». I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica. Ora quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d'un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca. Così si adempiva la Scrittura:Si son divise tra loro le mie vesti e sulla mia tunica han gettato la sorte. E i soldati fecero proprio così.
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa. Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno d'aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. E dopo aver ricevuto l'aceto, Gesù disse: «Tutto è compiuto!». E, chinato il capo, spirò. Era il giorno della Preparazione e i Giudei, perché i corpi non rimanessero in croce durante il sabato (era infatti un giorno solenne quel sabato), chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all'altro che era stato crocifisso insieme con lui. Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua.
Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera e egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si adempisse la Scrittura: Non gli sarà spezzato alcun osso. E un altro passo della Scrittura dice ancora: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto. Dopo questi fatti, Giuseppe d'Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo, quello che in precedenza era andato da lui di notte, e portò una mistura di mirra e di aloe di circa cento libbre. Essi presero allora il corpo di Gesù, e lo avvolsero in bende insieme con oli aromatici, com'è usanza seppellire per i Giudei. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto. Là dunque deposero Gesù, a motivo della Preparazione dei Giudei, poiché quel sepolcro era vicino.
Senso teologico dell’icona: La crocifissione di Gesù e senz’ombra di dubbio l’icona più rappresentata nel cristianesimo cattolico (non in quello ortodosso e protestante, per motivi diversi). Non c’è chiesa, cappella o ambiente religioso che non abbia almeno un crocifisso. E la ragione è semplice: nella spiritualità cattolica (che su questo punto segue abbastanza da vicino la teologia di Giovanni) la croce è l’evento nel quale Cristo si svela in tutta la sua dignità di salvatore del mondo, attraverso il libero dono di sé in obbedienza al Padre.
Senza soffermarci ulteriormente (sarà il tema di una prossima lezione) diciamo che tutto il ciclo della Passione del Signore è stato oggetto di rappresentazioni artistiche, culminante in un rito di pietà popolare chiamato “via crucis”, tradizionalmente celebrato i venerdì di Quaresima. In questa “via”, che si percorre in processione sono previste 15 fermate (“stationes”, dal verbo latino “sto” = mi fermo), nel corso delle quali si contempla, di fronte ad un quadro o ad una statua che lo rappresenta, un aspetto della passione: (ad es: la condanna di Gesù, l’incontro con le donne lungo la via, le cadute, la morte, ecc.). In una tradizione spirituale diversa, ma non meno importante, si è sviluppata un’iconografia che ama rappresentare i momenti a più alto contenuto emotivo, per stimolare l’identificazione del cristiano con il Signore (fratello nel dolore) e per muoverlo all’imitazione dei sentimenti di Cristo. Citiamo, perché sono piuttosto frequenti: l’”agonia nel Getzemani” (Gesù prima dell’arresto, in preghiera, accetta di fare la volontà del Padre) e l’”Ecce Homo” (Gesù flagellato, coronato di spine, con in mano una canna e vestito di porpora, viene presentato come “re” da Pilato alla folla, con le parole “ecco l’uomo”: nella tradizione Gesù sta svelando il volto vero e profondo della sua regale umanità, e di conseguenza quella di ogni uomo, aprendo a tutti la speranza, oltre la croce).
Torniamo alla crocifissione: i nuclei teologici qui sono molti e ci limitiamo a sottolineare le linee principali. L’icona mette in scena la salvezza operata da Gesù: l’unico atto che mette in relazione la terra ed il cielo, come indica simbolicamente la croce. Gesù è davvero, come dice il cartiglio, il “Re dei Giudei”: lo è in modo inaspettato e sorprendente. Quell’iscrizione che, nell’intento del romano Ponzio Pilato, era quasi uno scherno dice in realtà la verità assoluta: essere Re, dal punto di vista cristiano, significa servire fino a dare la vita (Cfr: Lc. 22, 23-26; Gv. 13, 13-14).
Gesù viene in genere rappresentato in diversi modi: vivo, nell’atto di offrire se stesso al padre, oppure sofferente, oppure morto, col capo reclinato, a sancire l’atto definitivo della salvezza realizzata (“tutto è compiuto”). Il teschio ai piedi della croce, per antichissima tradizione sarebbe quello di Adamo, sulla cui tomba sarebbe stata innestata la croce di Cristo: il suo sangue, bagnando i resti del primo uomo, indica la salvezza dell’intera umanità.
Quando la scena è aperta agli altri due condannati, l’attenzione si sposta sul fatto che Gesù promette al “buon ladrone” la salvezza: l’icona ha un valore profondamente spirituale e gioca sul pathos del momento rappresentato, in un momento di così grande travaglio, lo sguardo del condannato, che s’è affidato a Gesù, può distendersi in una morte di fiduciosa speranza.
Diverso è invece il discorso per l’icona che rappresenta la Madonna e Giovanni ai piedi della croce: in questo caso si rappresenta, certo, il momento tragico dello strazio di una madre che perde il figlio in quel modo (tema ripreso anche dal tema della “pietà” o in quello del “compianto sul Cristo morto”), ma soprattutto si raffigura la nascita della Chiesa, rappresentata da Maria, la prima credente, e da Giovanni, l’apostolo amato, che non è fuggito per paura. Sono loro il nucleo della Chiesa nascente che il Signore morente affida alla maternità spirituale di Maria, che diventa così madre della Chiesa e di ogni fedele.
CICLO DELLA RESURREZIONE: RESURREZIONE DEL SIGNORE, NOLI ME TANGERE, INCREDULITA’ DI TOMMASO, EMMAUS
Resurrezione Del Signore
Personaggi dell’icona: Gesù risorto.
Elementi dell’icona: Vari.
Riferimenti biblici: Nessuno
Senso teologico dell’icona: Può sembrare strano, ma l’icona della Resurrezione di Gesù è abbastanza rara nella trazione cristiana, pur essendo questo il fatto su cui si fonda il cristianesimo (Cfr: 1Cor. 15,14). Il paragone è evidente raffrontandolo con la crocifissione, che invece c’è sempre. La ragione è molto semplice: i vangeli non raccontano la resurrezione di Gesù, per semplice fatto che nessuno vi ha assistito. I quattro vangeli, perciò, affidano la testimonianza della resurrezione di Cristo a due generi di racconti: la scoperta della tomba vuota e le apparizioni del Risorto. Com’è ovvio, dalla prima tradizione non s’è sviluppata una tradizione iconografica, mentre le apparizioni sono state variamente raffigurate, soprattutto attraverso tre canoni: il “noli me tangere”, l’”incredulità di Tommaso” e l’episodio di “Emmaus”.
Ma c’è anche una ragione più profonda in questa mancata rappresentazione della resurrezione, e cioè la mancanza di un efficace sistema linguistico per dire un evento così impressionante, come il ritorno alla vita di Gesù. E’ una difficoltà reperibile negli stessi Vangeli, che mai come in questo caso sembrano vacillare di fronte alla povertà delle parole umane, incapaci di dire la realtà gloriosa di Cristo Risorto. Questa stessa difficoltà si riflette nell’iconografia: come si dipinge un “risorto”? A quale modello ci s’ispira? Per questa ragione i pochi tentativi di rappresentare la resurrezione puntano sui pochi particolari che emergono dai Vangeli (le guardie addormentate/stordite, per esempio, la pietra del sepolcro ruzzolata), ma poi concentrano l’attenzione su Gesù, esprimendone il mistero, più che l’immagine, con tratti che non sono tanto descrittivi ma analogici. Come a dire: certo questo risorto è Gesù, ma cos’è ora? Che cosa indicano i segni della passione in un uomo vivo? Che mistero di rivelazione sottende lo sguardo intenso di quell’uomo che staccato dalla croce non era altro che un cadavere inerme? Certo il tratto comune di queste icone è quello della grande vitalità, che s’oppone al dramma di morte che s’è consumato sulla croce.
Il Noli me tangere
Personaggi dell’icona: Gesù risorto e Maria Maddalena.
Elementi dell’icona: La scena si svolge, come indicato in Giovanni, in un “giardino” all’interno del quale sarebbe stato scavato il sepolcro di Cristo. Gesù, glorioso e risorto, è spesso raffigurato cinto in un lenzuolo porpora, che richiama la simbolica del sangue versato e della gloria (è il colore degl’imperatori). Maria Maddalena, per antica consuetudine, viene raffigurata con lunghi capelli, quelli con i quali aveva asciugato i piedi al Signore (Lc. 7, 38-44; Gv. 12,3).
Riferimenti biblici:
Gv. 20, 11-18.
Maria invece stava all'esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l'uno dalla parte del capo e l'altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l'hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo».
Gesù le disse: «Maria!». Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: «Rabbunì!», che significa: Maestro! Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma và dai miei fratelli e dì loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro». Maria di Màgdala andò subito ad annunziare ai discepoli: «Ho visto il Signore» e anche ciò che le aveva detto.
Senso teologico dell’icona: Il racconto di Giovanni è una perla di spiritualità teologica, ma narra anche la prima apparizione del Risorto, per questa ragione e con questo scopo è entrata con una certa forza nel catalogo delle icone cristiane classiche. Il titolo “noli me tangere”, si traduce letteralmente “non mi toccare” e non rende esattamente il testo greco originale, come invece fa la tradizione CEI che abbiamo qui sopra riportato. Questo testo latino, però, (desunto dalla Vulgata di San Gerolamo) è quello che di solito viene rappresentato nelle icone, e per questa ragione l’atteggiamento di Gesù sembra essere quello di respingere il tentativo di Maria di abbracciargli quei piedi che in vita gli aveva profumato ed asciugato con i suoi lunghi capelli.
Ma il senso profondo dell’icona è molto più profondo ed intimo e descrive il cammino di fede di questa donna, che pur avendo una visione d’angeli e vedendo lo stesso Gesù non è in grado di coglierlo come il Risorto, finche Lui, il Signore, non la chiama per nome. Il senso delle parole di Gesù dicono la realtà profonda della resurrezione (salire al Padre, stabilire di nuovo l’intima relazione della divinità trinitaria, che è un mistero inarrivabile per l’uomo. Da qui l’invito “non mi trattenere”), ma si trasformano per Maria in missione e rivelazione: “và dai miei fratelli e dì loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”, nella quale Gesù dice che Dio suo padre è diventato, in virtù della croce e della resurrezione, Dio Padre di tutti i fratelli. E Maria, puntualmente si fa prima missionaria annunciando: «Ho visto il Signore».
L’incredulità di Tommaso.
Personaggi dell’icona: Gesù risorto, l’apostolo Tommaso, altri apostoli in numero variabile.
Elementi dell’icona: La scena si svolge nel cenacolo e si concentra, di solito, nel gesto di Tommaso di toccare il costato aperto di Cristo.
Riferimenti biblici:
Gv 20, 19-29.
La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi». Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dissero allora gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!».
Rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!».
Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!».
Senso teologico dell’icona: Il racconto giovanneo ha tre picchi, che l’icona riprende e rimbalza alla contemplazione orante del cristiano: innanzitutto la realtà fisica della resurrezione, contenuto in quell’invito del Signore a mettere il dito nelle piaghe, per dire che il risorto non è un fantasma, né una fantasia. Poi la professione di fede di Tommaso, che chiama il Cristo glorioso “Mio Signore e mio Dio”, forse la più alta professione di fede di tutto il Nuovo Testamento, nella quale l’apostolo riconosce a Gesù la pienezza della sua divinità. Ed infine la dimensione ecclesiale, che riguarda tutti i cristiani di tutti i tempi: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!».
I discepoli di Emmaus
Personaggi dell’icona: Gesù risorto e due discepoli.
Elementi dell’icona:. La scena descritta nel vangelo di Luce è complessa e vivace. Di solito però le icone raffigurano i due discepoli seduti al tavolo con Gesù, che spezza il pane.
Riferimenti biblici:
Lc. 24, 13-35.
Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò: «Che cosa?». Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l'hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l'hanno visto».
Ed egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero l'un l'altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?». E partirono senz'indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone». Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
Senso teologico dell’icona: Si tratta dell’altro celebre racconto di riconoscimento del Risorto. Secondo un meccanismo narrativo e teologico simile a quello usato da Giovanni nel “noli me tangere”, l’evangelista dice che il riconoscimento del Risorto, da cui scaturisce la fede, è frutto dell’iniziativa di Cristo Signore, un suo dono gratuito. In questo racconto, e nell’icona che ne si trae, però, il momento del riconoscimento è legato all’eucarestia, il gesto rituale del pane spezzato fatto dalla Chiesa, come memoriale vivo, su ordine del Signore (Lc. 22,19). Il senso dell’icona, quindi è anche di invitare i fedeli a riconoscere Cristo nel pane offerto sull’altare.
Questa immagine sta vivendo una forte rivalutazione nell’arte liturgica contemporanea, sopratutto in virtù del collegamento tra la scrittura e l’eucarestia (“spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui”), che è quanto messo in luce dal Vaticano II sulla messa cristiana.